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mercoledì 15 maggio 2013

ESEMPIO DI TRADING CON I CHART PATTERNS

Operare sui chart patterns è uno dei "classici" tra i modelli di trading, negli ultimi anni un po' snobbato a favore di sistemi più evoluti ma che, soprattutto se implementato con l'analisi di Elliott, può ancora offrire valide opportunità di guadagno.
Di seguito, con il supporto dei grafici,  commento un trade aperto il 10 aprile su IREN  come evidenziato nel post del giorno dopo, e tutt'ora in corso, che sta performando particolarmente bene poichè sta realizzando un rendimento lordo potenziale del 33% in poco più di un mese.

Lo scopo è puramente esemplificativo

Premetto che il mio approccio prevede, tra gli altri:
> l'analisi dell'indice generale FTSEMIB ; apro long solo se il trend è rialzista o laterale;
>  l'uso del multiframe, con la simultanea e concomitante analisi di 3 intervalli temporali: quello di riferimento (in questo caso il daily), quello superiore (in questo caso il weekly) per lo scenario di medio-lungo termine e l'individuazione delle dinamiche e dei livelli di supporto/resistenza strutturali, quello inferiore (in questo caso l'orario) per conteggiare al meglio le onde di Elliott ed eventualmente puntualizzare l'ingresso;
> l'ingresso sui breakout di prezzo, ovvero in caso di apertura di posizioni long, l'acquisto sulla rottura di un pattern di congestione su un conclamato trend rialzista.

Nel caso specifico siamo ai primi di aprile ma, ovviamente, sto seguendo il titolo da alcuni mesi.

Osservando il grafico weekly, che ho volutamente postato solo con i dati al momento dell'apertura del trade, ho notato che IREN


è fuoriuscito da un downtrend di lungo termine durato 5 anni, dove dal TOP del 2007 al BOTTOM del 2012 ha subito un calo del 90% della propria quotazione;
la discesa è strutturata con il più classico dei zig-zag pattern di Elliott, ovvero in forma di un [A]-[B]-[C] composto rispettivamente da 5 onde (la [A]) - 3 onde (la [B]) - 5 onde (la [C]), dove peraltro la fine dell'ultima ondata è raggiunta in corrispondenza di un obiettivo di Fibonacci in cui l'onda [C] è l'estensione dello 61.8% dell'onda [A] dalla fine dell'onda [B];
questa particolare configurazione grafica segnala, generalmente, un minimo importante.
Per ritenere concluso il downtrend è tuttavia necessario un elemento di conferma rappresentato dalla rottura al rialzo di una resistenza che può essere costituita da una trendline, se il trend ribassista è canalizzato o ad andamento "lineare" (non in questo caso) oppure da una importante Media Mobile, personalmente uso quella a 50 settimane;
in questo caso, nel successivo rialzo da fine luglio a metà settembre 2012  i prezzi prima superano le Media a 10 e 20 settimane, trovano una resistenza sulla Media a 50 settimane (guarda a caso...) per poi stornare trovando supporto sulla MM a 20 per superare definitivamente quella a 50;
questa è la conferma definitiva che il trend di lungo termine è diventato rialzista.

L'analisi sul grafico daily evidenzia con maggiore dettaglio il movimento bullish realizzatosi dal Bottom al giorno di apertura della posizione long, il 10 aprile scorso.



Il setup di apertura è l'incrocio di 2 tra i più validi chart patterns esistenti, ovvero il Cup with Handle (CwH) e quello che definisco "l'(1)/(a) - (2)/(b) di Elliott",  cioè la "commistione tra un'onda impulso e uno zig-zag" che in comune hanno il fatto che la prima ondata (1)/(a) è impulsiva e in 5 sotto-onde, la seconda ondata (2)/(b) è correttiva, la potenziale terza ondata (3)/(c) che si intende cavalcare dovrebbe anch'essa essere in 5 sotto-onde.

Esaminando il grafico si nota che:
> la prima onda (1)/(a) è chiaramente impulsiva, si può contare in 5,  il rialzo è deciso e accompagnato da un aumento del momentum e da un incremento dei volumi;
> la seconda onda (2)/(b) è frastagliata con alcuni overlapping, tipici delle correttive, e termina entro l'ultimo dei ritracciamenti di Fibonacci "accettabili" (lo 61.8% dell'onda precedente), peraltro con volumi in diminuzione che, in genere, escludono si tratti di una impulsiva e quindi di una ripresa del trend ribassista di lungo;
> il rialzo successivo, da dicembre 2012 ad aprile 2013, si sviluppa secondo lo schema " 1-2 , 1-2 ", ovvero con due swing di grado inferiore alla matrice (1)/(a) - (2)/(b) i cui ritracciamenti restano sopra rispettivamente alla Media Mobile lunga (a 100 gg) e alle Medie Mobili breve e media (a 20 e 50 gg);
il tutto, supportato da volumi in perfetta sintonia rispetto al trend (cioè in aumento sui rialzi e in prosciugamento sugli storni), configura un Cup with Handle pattern, il cui punto d'ingresso è almeno la rottura della trendline dei bordi superiori della tazza.

Poichè l'analisi ha evidenziato un long setup interessante:
1°)  identifico la dimensione della posizione, che in base al quadro di riferimento e al contesto di mercato, che non reputo particolarmente favorevoli, è del 10% del capitale dedicato all'azionario (nei forti e persistenti uptrend arrivo al massimo al 20% su ogni posizione, anche attraverso riaccumulazioni successive); 
2°) identifico i 4 prezzi chiave:
> il trigger, ovvero il punto d'ingresso, maggiore di 0.620 (stante l'incertezza del mercato ho aspettato una conferma dall'indice e quindi due giorni in più rispetto al segnale classico del modello; questo è stato, col senno di poi, l'unico errore "tecnico" commesso finora);
> lo stop loss, che nel caso di trading non a brevissimo, è pari al prezzo d'ingresso - 5%;
> il target, ovvero l'obiettivo finale mssimo di chiusura, a 0.938 in corrispondenza dell'incrocio tra una resistenza statica e l'estensione di Fibonacci del 1.618% l'onda (1)/(a) da (2)/(b) ; questo livello rappresenta la massimizzazione potenziale del profitto, e si verifica quando va tutto talmente bene che ... è un caso rarissimo, capita in non più del 2-3% dei trade fatti; a volte lo sostituisco col prezzo-obiettivo dell'analisi di Elliott (la cinque della 3 o della 5 oppure la cinque della C);
> lo stop profit, ovvero il prezzo di chiusura in utile, in prossimità della chiusura di seduta sotto la MM 20 giorni; questo livello è il mio obiettivo di ottimizzazione dei profitti e va valutato di giorno in giorno e inserito nella piattaforma nella giornata in cui c'è la possibilità che la media sia violata con chiusura di fine giornata sotto alla stessa (nota; se il mercato storna in modo violento nella prima metà seduta, esco sotto al 2-3% della media).

Ad oggi è trascorso poco più di un mese dall'apertura, il titolo ha sovraperformato l'indice con una persistenza del trend invidiabile; sono tuttavia necessarie alcune riflessioni finali:

a) l'esempio sopra descritto è quello di un trade in corso particolarmente fortunato (per ora) e, ad onor del vero, eccezionale;
b) molti traders non usano i breakouts perchè ritengono che i prezzi siano in ipercomprato e non ci sia spazio per un rialzo profittevole; a volte è vero, altre volte come questa non è vero; ricordarsi che operando sui breakouts si compra sulla forza e che il concetto di ipercomprato-ipervenduto è assolutamente relativo; un assett può rimanere in ipercondizione per molto tempo, anzi nei veri trend l'ipercondizione è la condizione normale e caratteristica;
c) i breakouts di prezzo non hanno una percentuale di successo superiore ad altri modelli di trading, è solo una questione di approccio; ognuno dovrebbe sempre scegliere quello sul quale si trova psicologicamente a proprio agio;
d) ovviamente non so come si chiuderà il trade, per questo ho scritto che ad oggi il rendimento potenziale lordo è del 33%, perchè il calcolo del rendimento effettivo netto potrà essere fatto ovviamente solo a chiusura della posizione, decurtate le commissioni e le imposte, e se il mercato dovesse stornare pesantemente il profitto finale può essere anche sensibilmente inferiore.

Quando chiuderò la posizione su IREN, aggiornerò come sempre il blog.

ElwaveSurfer

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I 5 P.S. :


1°) "The trend is your friend until the end".
Seguo un approccio trend-following; apro long generalmente sui breakout di congestioni laterali, occasionalmente sui pullback controllati, mai sui reversal cioè contro-trend (short al contrario);

2°) per un trading profittevole, un ferreo money management e un disciplinato approccio psicologico-comportamentale sono molto più importanti di qualsiasi modello di analisi fondamentale e/o tecnica;
3°) almeno il 50% delle operazioni perdenti (o non vincenti) hanno un colpevole: il trader, che ha commesso un’analisi errata, un ingresso e/o una uscita sbagliati, un colpo di testa per eccesso di ego, un mancato rispetto delle sue regole o degli stops, ecc…; riflettere sempre sui trades fatti , ricordandosi comunque che il mercato, alla fin fine, fa quello che vuole ed ha sempre ragione;
4°) nel trading non esistono nè santoni onniscenti né il sacro graal; nessuna certezza, solo umiltà, duro lavoro, perseveranza, pazienza e disciplina;
5°) pregare (per i credenti) o sperare (per gli atei e gli agnostici) di non incappare nel Black Swan; 
chi fosse stato long su Wall Street l’11 settembre 2001 non avrebbe comunque avuto scampo …
nel trading, come nella vita, la buona o la cattiva sorte sono determinanti !


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