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venerdì 12 aprile 2013

LE BORSE USA, L'ELLIOTT WAVE E L'ECONOMIA CLASSICA

Ero rimasto uno dei pochissimi analisti / traders e bloggers che utilizzano la Elliott Wave Theory a ritenere che il top del 2 aprile scorso sui mercati USA non fosse quello definitivo che decretava la fine del Ciclo rialzista iniziato a marzo 2009.
E non mi riferisco solo a Robert Prechter, il più grande divulgatore di questa teoria, che da settembre 2009, quindi da oltre tre anni e mezzo, dichiara ad ogni massimo che bisogna vendere azioni, uscire dal mercato e iniziare a pensare di aprire posizioni short, ma all'universo dei blog sul web nel quale sono pubblicati post e report di analisi di Elliott, la cui teoria è considerata da molti (esagerando) il miglior metodo per formulare accurate previsioni sui mercati finanziari.
Non fraintendetemi; il punto non è dimostrare che avevo ragione rispetto ad altri analisti o traders; per ogni volta che si formula una previsione corretta ce n'è un'altra nella quale se ne esprime una sbagliata e si viene smentiti, e come trader sostengo che l'importante non è fare previsioni corrette ma è guadagnare dalle proprie azioni, siano esse fondate su analisi di scenari futuri o di rincorsa del trend in corso (il resto sono chiacchere da bar).
I detrattori della teoria delle onde evidenzieranno in questa divergenza di opinioni tra i propri cultori uno dei classici elementi di accusa/debolezza della teoria stessa, secondo il quale 10 analisti di Elliott possono esporre 10 scenari diversi, concludendo che quindi la teoria non essendo oggettiva e scientificamente non provata, non può ritenersi affidabile.
L'obiezione, pur legittima, non esclude che lo stesso accada con il ricorso all'analisi fondamentale che fondandosi sulla "scienza" dell'economia dovrebbe poter spiegare un fenomeno in modo oggettivo, con la stessa interpretazione e rapporto di causa/effetto indipendentemente dall'analista / valutatore.
Sul fatto che l'economia non sia una scienza esatta penso che se ne siano accorti anche i miei professori universitari degli anni '80 (portati, forse per il ruolo, a farci a quel tempo credere il contrario); se così fosse, i paradigmi e gli assiomi delle scuole monetariste o keynesiane dovrebbero essere in grado di trovare di volta in volta la corretta medicina a fronte del "malessere" che l'economia presenta in un dato momento, sia esso un problema di inflazione (ad esempio alzando i tassi di interesse per raffreddare il ricorso al credito e la domanda per investimenti, aumentando al contempo la propensione al risparmio riducendo i consumi) oppure di crescita economica (allentando i tassi di interesse e pompando moneta nel sistema per alimentare i consumi o per svalutare la moneta agevolando le esportazioni).
Il vero punto è che qualsiasi modello si utilizzi per supportare le proprie decisioni di investimento, sia esso fondamentale - macro/microeconomico, oppure tecnico - chartistico/algoritmico, risente inevitabilmente della  percezione soggettiva e psicologica dell'operatore/utilizzatore , peraltro influenzato del sentiment prevalente sul mercato espresso della massa degli operatori, qualificati e non.
Un ulteriore esempio è fornito dal rialzo delle borse di ieri dove l'indice S&P 500 ha superato i massimi storici; dalle notizie susseguitesi in tempo reale e poi dalla stampa, questo rialzo pare alimentato (o giustificato) dai contenuti dei verbali delle riunioni FED di marzo (peraltro già nella sostanza conosciuti e quindi in teoria scontati dal mercato), nei quali emerge che la maggioranza dei membri è ancora orientata a proseguire l'attuale programma di allentamento monetario attraverso l'acquisto mensile di 85 miliardi bond finchè non sarà raggiunto il target obiettivo del 6.5% del tasso di disoccupazione, divenuto il mantra della politica monetaria made in USA (sotto le pressioni su Bernanke dell'amministrazione Obama)
In un clima di mercati (USA) orientati, da mesi,  al più sfrenato ottimismo, questi verbali sono sufficienti a far ritenere alla maggioranza degli operatori (ottimisti) che una tale politica potrà ancora stimolare la crescita dell'occupazione aumentando il reddito disponibile, e che i bassi tassi di interesse continueranno a favorire i consumi e i profitti delle aziende e quindi i prezzi delle azioni, a scapito di bond e oro; 
quando il clima, inevitabilmente, si raffredderà e volgerà all'instabile / pessimistico, nella stessa situazione, gli stessi verbali saranno interpretati dando risalto al fatto che con una siffatta politica monetaria ultra-espansiva alimenta la bolla finanziaria sui mercati, aumenta il rischio di inflazione, ecc... e che il tutto sarà foriero di ripercussioni negative sull'economia e quindi i prezzi delle azioni scenderanno.
D'altronde abbiamo notato che le ricette macro-economiche funzionano in certi contesti e non in altri; i bassi tassi d'interesse possono aiutare ad alimentare la crescita economica, come successo negli USA, ma anche non aiutare il sistema come è accaduto in Giappone dove negli ultimi 20 anni pur tenendo i tassi a zero non c'è stato rilancio dell'economia e il Nikkey era sceso dell'80%, da 39.000 a 7.000 punti (con buona pace degli economisti classici secondo il quale ogni riduzione dei tassi avrebbe comportato un una ripresa).
La teoria di Elliott è uno dei tanti modelli di interpretazione del comportamento dei mercati finanziari che può essere utilizzato da un investitore per supportare le proprie azioni e il fatto che sia soggetta a interpretazioni diverse non inficia la sua validità come analisi di scenario;
ai più scettici (ce ne sono tanti) consiglio di leggere le previsioni a medio-lungo termine sull'andamento della borsa americana formulate da Elliott negli anni '30-'40, da Hamilton Bolton negli anni '50-'60, da A.J. Frost negli anni '70 e da Prechter negli anni '70 fino al 1987 (dopo il suo delirio di onniscenza l'ha fatto deragliare), ma soprattutto le performance nella gestione di fondi negli anni '80 e '90 di Robert Beckman.
Tuttavia fare analisi e formulare previsioni ci azzecca poco col trading; l'area tecnica (intesa in senso lato come approccio puramento tecnico, o fondamentale, o di analisi quantitativa o di sentiment) non è l'aspetto più importante; senza un comportamento disciplinato e una ferrea gestione del rischio e del portafoglio, non si producono risultati apprezzabili.
Per abbandonare la teoria in chiave filosofica e di principio e scendere invece alla sua applicazione pratica orientata al trading, la mia vision della Elliott Wave Principle sul mercato USA e sul mercato italiano è pubblicata quotidianamente sui miei blog, ai quali rinvio.
 
ElwaveSurfer
 
 
4 P.S.
1°): in tutti i miei post di analisi tecnica, nel disegnare gli scenari di Elliott noterete sempre l'uso del condizionale e quasi sempre la presentazione di uno scenario preferito e di almeno un alternativo;
indipendentemente da un modello che, in un dato momento, si può ritenere riconoscibile , il mercato alla fine fa quello che vuole, sviluppandone uno anche diametralmente opposto;
inoltre l'essere pronti ad ammettere di aver sbagliato, ovvero essere umili e non ritenersi onniscenti, aiuta a correggere prontamente il tiro e ad evitare (o ridurre) l'impatto negativo di scelte e operazioni errate (che si faranno sempre);
2°): Chiunque sia interessato a contattarmi per avere spiegazioni sui conteggi, sulla modalità di intepretare un'onda, sulle probabilità di uno scenario rispetto ad un'altro, non esiti, in uno max due giorni rispondo alle mail.
3°) nel mio sistema di trading non uso solo Elliott (vale il 10% del totale, ma è comunque determinante; gestendo due portafogli, uno con e uno senza Elliott, i risultati sono stati sensibilmente differenti a favore dell'utilizzo)
4°) infine permettetemi un po' di autocompiacimento; sto confrontando la qualità (in termini di direzione e tempistica) dei segnali previsionali offerti dai principali blog, professionali e non, che usano Elliott sull'SPX sistematicamente ogni giorno da dicembre 2011 (data apertura del mio);
il mio blog è, per ora, ai vertici (il report sarà in uscita tra poco) ma questo ovviamente non significa che in futuro possa essere in grado di intepretare altrettanto correttamente il mercato; posso assicurare che vi sono periodi in cui Elliott fa individuare massimi e minimi con una tempestività sconcertante, ma ve ne sono altri dove si naviga nel buio più fitto ed ogni previsione viene sistematicamente smentita.
 

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