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mercoledì 30 gennaio 2013

CASO SAIPEM

Il caso odierno di Saipem merita, a caldo, 2 riflessioni.
 
La prima è una dura constatazione: abbiamo assistito all'ennesimo esempio di come, nel trading, non ci si può mai ritenere completamente al sicuro, anche con lo stop loss.
 
Nel trading si focalizza eccessivamente l'attenzione sulla componente "profitto" e poco sulla componente "rischio"; il rischio può essere sistematicamente ridotto in molti modi, quali:
1°) investendo solo una parte, e non tutto, il proprio capitale in assets a rischio (intendendosi non solo i derivati ma anche le azioni) ;
2°) dimensionando correttamente le posizioni; mai oltre il 10-20% della quota di capitale destinata all'azionario in un solo titolo / posizione;
3°) diversificando tra titoli e settori (e per chi può e riesce, mercati);
4°) utilizzando sempre lo stop loss.
 
Ciascun trader ha un grado di propensione/avversione al rischio suo personale, e i più temerari, riguardo ai primi 3 punti, potrebbero comportarsi diversamente, ad esempio investendo tutto il capitale nei forti uptrend e, concentrando il 30-40% delle proprie disponibilità su soli 2-3 titoli, ma riguardo all'ultimo punto, lo stop loss, non si può essere flessibili.
Qualcuno potrebbe obiettare: lo stop loss non salva se il titolo apre con gap negativo e salta il nostro prezzo di uscita, come è successo oggi con SAIPEM.
Vero, ma questo non toglie che nel 99% dei casi è l'ultima ancora di salvezza; il rischio nel trading si può ridurre, non si può eliminare completamente.
 
Veniamo al secondo punto: SAIPEM era un titolo da avere in portafoglio?
 
Tralasciando l'analisi fondamentale e concentradosi sull'analisi tecnica, guardando i grafici la risposta è NO.
 
 
 
Su base mensile si notano 5 elementi negativi:
1) 5 onde finite; con una terza superestesa è alquanto improbabile attendersi una 5° anch'essa con estensione;
2) i volumi sono in divergenza sui prezzi; durante l'onda 3 sono stati (come deve essere) al rialzo, durante la 5 erano in calo; pochi volumi, poca (o zero) probabilità di salire;
3+4) il ciclo rialzista di lungo era terminato, e in più con una divergenza negativa ; lo stocastico stava scendendo dai massimi dopo aver fatto registrare due picchi decrescenti in ipercomprato
5) il momentum era negativo; divergenza bearish sull'RSI in area over 75.
 
 
 
 
Su base settimanale si notano altri 5 fattori che confermano il quadro negativo:
1) un pattern ending diagonal; il cuneo rialzista è uno dei più classici pattern di inversione, solo eccezionalmente prelude ad una accelerazione, ma in questo caso ne mancavano tutti i presupposti;
2) rottura al ribasso della up-trendline di lungo;
3) tutte le medie mobili orientate al ribasso;
4) calo della prima settimana di dicembre con volumi del +200% sulla media;
5) doppia divergenza bearish prezzi / momentum (MACD).
 
 
 
 
Il grafico daily, poi, evidenzia 2 gap down negli ultimi giorni che si commentano da soli; l'ultimo ieri, è stata l'ultima occasione per uscire e mettersi in salvo.
 
Si poteva evitare il crollo?
 
Col senno di poi (diventa sempre facile dirlo dopo) probabilmente sì, forse è l'ulteriore esempio di buco nei controlli e informazione poco trasparente, ci sarà una commissione d'inchiesta o che altro (o magari nulla, all'italiana), ma (forse) in questo caso l'analisi tecnica avrebbe aiutato a non incorrere in questo disastro, non con lo stop che stavolta può aver fallito (ma va sempre utilizzato), ma con lo studio dei grafici, che davano un responso quasi inequivocabile sul titolo (esserne fuori).
 
Certo dispiace per i piccoli azionisti, che non disponendo di questi strumenti e non essendo tutelati dal sistema, sono rimasti colti alla sprovvista e si trovano con i loro risparmi pesantemente ridimensionati.
 
Ma, purtroppo, non sarà questo l'ultimo drammatico caso.
 
ElwaveSurfer

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